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\\ Home Page : Scritto UnaVita.SanGiorgioDiPiano.Net - Angela Bonora: Cap. X- Ancora ricordi di guerra ...la liberazione

Capitolo X: Ancora ricordi di guerra ...la liberazione

Di Angela Bonora (del 15/06/2008 @ 10:42:55, in Capitolo X, linkato 3245 volte)



Io posso dire che….Personalmente anche le SS sono state….

Il giorno della liberazione sono stati peggio gli Americani quasi, perché loro hanno portato via il mio orologio, tutto quello che avevo e ci hanno fatto dormire nella stalla.

carrarmato USA


Gli americani ci hanno portato via le stanze e noi ci hanno fatto dormire per tre notti nella stalla. Questa è la verità.
Gli americani vennero in casa nostra.

Abbiamo avuto anche tedeschi in casa, polacchi, ecc., ma non ci hanno mai portati via i nostri letti.

C’era un polacco di 45 anni che quando io andavo alla domenica da mio marito, teneva sempre la bambina, la teneva in braccio, la faceva giocare.
Mi diceva:
“Mi dai i maccheroni, che io ti do il riso?”
Era come una famiglia, noi cuocevamo la pasta e loro il riso nel latte e poi ce ne scambiavamo.
Ma poi ci portarono via le mucche, due mucche da latte.
Il latte prima era loro e facevano il riso nel latte e noi facevamo i maccheroni. Delle volte li facevamo anche per loro come colazione.

Allora quando mio marito tornò a casa, una bella mattina, c’era la Cicogna sopra che girava e dicevano “state dentro.” Loro stavano sempre dentro, anche per i bisogni, li facevano dentro e poi noi andavamo a vuotarli fuori. Si. Stavano sempre dentro perché dove la Cicogna vedeva i tedeschi, dopo venivano a bombardare.

La Cicogna era degli americani. Era come un elicottero adesso: era un aeroplano che girava radente agli alberi, ché erano gli ultimi giorni prima della liberazione.
Eravamo in mezzo alla campagna. Noi siamo stati fortunatissimi.
C’era anche Pippo che invece veniva alla notte, ché doveva vedere la luce. Lui non sparava, vedeva la luce e poco dopo venivano i bombardieri. Pippo era una spia…e quando c’era Pippo…era un brutto affare.
Era un aereo da ricognizione e dato che sulle colline c’erano le munizioni dei tedeschi e allora tutta la notte lui girava, se vedeva del movimento…elmetti tedeschi

A M. riuscirono a scoprire una colonna di mucche e buoi e soldati che si spostavano.
Ho già parlato di quell’uomo che veniva da Lucca, che gli abbiamo dato tanto da mangiare? quello era luglio, eravamo in campagna dai R. e con mia cognata, coglievamo il pagliolo, lo sentimmo e lui venne giù da un albero.
Era uno che era scappato e stava lì e alla mattina si metteva le scarpe per poter scappare. Lo rastrellarono.

Quando Pippo vide la colonna di buoi e bombardarono, lui nella confusione scappò e venne lì da noi, ma non aveva nessun documento, come faceva… Senza documenti….
lui come ci vide domandò se avevamo dei tedeschi in casa e noi dicemmo:
“ no, non li abbiamo”. Arrivarono poi dopo.

Lui aveva tanta paura a star nascosto. Dopo quando mettevamo gli uomini sotto terra ci andava anche lui. Non era paura, era realtà.

Il mondo è piccolo.

Quando ero a servizio dalla contessa, dopo che eravamo venuti in città, giù da contadini, alla Claudia, la bambinaia, le raccontavo la storia come faccio con voi e lei disse:
Quel giorno che bombardarono, ero lì con i tedeschi a fare l’interprete”.

Era di Bolzano e sapeva bene il tedesco e la presero per fare l’interprete.

Si salvò quando bombardarono, scappando dai tedeschi anche lei.
Prendevano anche le donne.

Questo uomo poveretto…dopo l’inverno, vennero i tedeschi, lui scappò via, un giorno che pioveva andò via poveretto.
Non avevamo neppure i vestiti per vestirlo. Non glieli avevamo neppure aggiustati.
Ne domandai ai R., ma loro non me li dettero e loro ne avevano tanti.
Loro non me li diedero perché sapevano che c’era la politica di mezzo.
Allora io non riuscivo a capirlo, lo capisco adesso, loro sapevano.

Fosse adesso, io gli avrei dato i vestiti di mio marito, avrei lasciato nudo piuttosto lui .

Non avevi solo nemici i tedeschi, ma anche avevi nemici anche in Comune, avevi nemici i vicini di casa. Lui poveretto lo sapeva…che erano capaci di andare a dire ai tedeschi che tu avevi una persona nascosta…E sì!

Avevamo un macellaio in un paese vicino che, prima che i tedeschi portassero via le mucche, veniva d’inverno dai contadini che avevano le mucche da latte a contrattare. Diceva:
Mi date il vitello?”
Noi dicevamo una cifra, lui non ce la voleva dare, non si combinava.
Due sere dopo venivano i tedeschi a prenderle, che erano d’accordo.

Ma se ne erano accorti anche i contadini, dopo,
Oggi è venuto il macellaio”, passati due giorni :
Mi hanno portato via le mucche”
“Anche a me”
Erano d’accordo.

Quando è venuto il giorno della liberazione lui è scappato dal paese.
L’abbiamo incontrato mio marito ed io dopo che stavamo in città.
Nessuno sapeva dove fosse andato.

L’incontrammo noi per strada dopo 18 anni dalla fine della guerra, dopo il ’60.

L’hanno sempre detto come eravamo messi male: tu non eri sicuro di chi avevi vicino.

Ma sarà così anche là in Jugoslavia. Sono guai, sono guai.
Fanno vedere alla televisione che parlano ed è peggio.
Loro sono messi peggio perché ci sono di quelli che violentano.

Quando avevamo i tedeschi per casa noi eravamo giovani, io avevo 24 anni.
Mai parlato di niente: rispetto.

Dicevano che sembravo una tedesca, con i capelli biondi e gli occhi azzurri.
Forse era per quello che i tedeschi mi rispettavano.
Io dico la verità ho passato la guerra, ma nessuno mi ha torto un capello e nella famiglia sono stata quella che sono sempre andata dovunque.

Una sera c’era mia cognata che stava male.
Bisognava andare a chiamare il dottore.
Gli uomini, andare fuori era impossibile.
Io avevo mia cugina in paese. C’era la neve, bisognava andarci a piedi e si portavano gli zoccoli.

Mi misi gli zoccoli e andai. Poi quando fui su per la strada, erano le sei, e io avevo paura del cimitero.
Pensate un po’. Avevo paura a passare vicino al cimitero. Adesso no, se vedessi un morto, mio padre, non avrei paura. Adesso sono diventata diversa.

tramonto di Giancarlo Grassilli 

 (Foto di Giancarlo Grassilli)                                            

Allora io andavo su per la strada e vidi uno venir giù.

Vedevo l’ombra ma non potevo scolpire la faccia.

Io passavo da qui, perché non lo volevo incontrare e lui passava anche lui.

Insomma lui veniva verso di me per incontrarmi.

Quando fui distante come da qui a là, mi disse:
“Non aver paura, sono io, non mi hai riconosciuto?”

Era il maresciallo che avevamo in casa, allora mi fermai.
Ma dove stai andando?”
“C’è mia cognata che sta così male, andavo a chiamare il dottore. Ci vado io perché ho mia cugina che sta in paese e se non posso venire a casa sto a dormire da lei”
“No, no adesso vieni con me che andiamo per i campi che facciamo presto
”.

Mi prese per braccio, era buio.
Attraversammo tanti di quei campi e delle scoline nella neve. Mi teneva stretta perché ci rovesciavamo.
Mi portò al suo comando e poi vennero con noi a casa due amici suoi, che  fecero non so che cosa a mia cognata.
Le dettero poi il permesso e la mattina dopo la portarono loro stessi all’ospedale con i cavalli e la biroccia con la quale andavano a prender la legna in montagna.
Misero un materasso sotto e poi la portarono.

Non avevano niente anche loro. La portarono dal professore. Allora non posso mica dire che i tedeschi…

Quando sono venuti a portare via tutte le mucche da casa, i nostri mariti erano nascosti in una camera con davanti alla porta un armadio vuoto.

Erano tutti lì e loro non hanno spostato l’armadio…e forse lo sapevano che erano lì.
E mio nipote, che aveva 16 anni, ha sempre dormito con loro, i tedeschi.

Sa cosa vuol dire?
Lui non voleva star nascosto e loro che capivano che le SS l’avrebbero preso, lo presero a forza sopra nella camera dove dormivano loro e ci andarono sopra.

Il maresciallo, che era polacco e parlava bene il tedesco e anche l’italiano, quando vennero per cercare gli uomini e andarono su nelle camere a cercare gli uomini e andarono a vedere anche la stanza di sopra, dissero:
Qui?”
“Qui camerata

e credettero al maresciallo e non li fecero alzare.

Se li facevano alzare c’era mio nipote e fucilavano anche loro.


giovane contadina
Quando venirono a prendere le mucche erano SS, anche loro, e ci rispettarono anche loro.
Non andarono a guardare la stanza.

Cercavano gli uomini, non li trovarono e presero tutte le mucche e due donne.

Le due donne alla sera erano già a casa e non le avevano fatto niente.
Erano ritornate a posto.

Lì da noi hanno sempre preso gli uomini.

Quei soldati che erano lì da noi erano persone che avevano avuta la guerra in casa loro prima, erano polacchi.

I polacchi erano particolari.
In Polonia i tedeschi erano già andati. Era stata fatta la guerra ed occupato.

Quei polacchi erano militari tedeschi, ma non erano tedeschi. Già loro stessi avevano avuto dei guai dai tedeschi e avevano subìto.

Ce ne era uno, che gli mancava un occhio, che si chiamava Otto, che quando passava questa Cicogna lui stava seduto fuori sulla porta.

Gli dissi di entrare
“…se no se vede te tutti Kaputt” e lui disse
A me andare a casa? Sapere di non avere più nessuno, tutta la mia famiglia Kaputt”

Non lo so cosa fosse, se era polacco. Era insieme a quelli lì, erano in sedici.

Allora a sentire così mi misi a piangere e dissi :
“Noi non avere colpa. Qui è come essere a casa tua
E allora andò dentro.
E quando poi anche quelli lì una sera andarono via, dissero:
Qui esserci gli americani”

Pensate, quei soldati lì erano serbi, polacchi, bulgari, jugoslavi, ungheresi, genti che venivano da varie zone; erano stati presi come i nostri uomini e mandati al fronte.

Si trovavano da una parte i tedeschi che dicevano
Tu devi fare questo, se no ti fuciliamo” e dall’altra parte gli americani che li ammazzavano. E i partigiani che li ammazzavano tutti.

Vedete queste sono cose che non vengono mai fuori. La storia non ce ne parla mai.

Si parla sempre dell’americano, dell’inglese e del tedesco, del partigiano e del tedesco, del partigiano e dell’americano, ma di queste persone che effettivamente erano venute fuori in questo modo nessuno ne parla mai.

Erano persone che non sapevano niente delle loro famiglie.

Erano persone che erano state rastrellate e mandate a combattere: “carne da cannone

Il giorno dopo che quelli erano andati via, cominciavano già ad esserci gli americani. Loro erano andati, ma non sapevano dove andare.

Dopo arrivarono due camionette delle SS. C’erano 12 ragazzi grandi come mio nipote 18/17 anni.
Erano delle SS che magari avevano l’ordine di ammazzare, bruciare tutti e tutto.
Ma erano giovani. Vennero dentro.
Noi donne aprimmo la porta, naturalmente gli uomini non c’erano.

Mi ricordo che io li capivo un po’, perché era già tanto tempo che li avevamo.
Si misero a parlare e poi la nonna domandò:
Avete fame?”

Allora impastammo e facemmo una bella mucchia di maccheroni e poi ci rimase impressa questa cosa: prima di mangiare si misero a tavola e poi cominciarono a pregare, non ricordo se pregavano o cantavano.

Poi rimasero dentro: fuori c’era la Cicogna che volava sopra gli alberi.

Sono stati lì due giorni, il giorno che sono venuti, la notte a dormire dentro dove avevano dormito gli altri camerati, senza mai uscire e il giorno dopo lo stesso.
Andarono via la notte.

Portarono via la coltellina della sfoglia e la bicicletta con il carretto da portare il latte al casaro. La coltellina la presero forse per avere qualche cosa per tagliare.
Ma erano armati. Loro dormivano in casa.

Noi eravamo già pronti alle varie incursioni.
Dormivamo fuori sotto agli stecchi, nei rifugi.

Era da ridere….Facevamo dei buchi in terra che poi coprivamo con i covoni di paglia per ripararsi: sì dalle granate, ma dalle bombe e specialmente da quelle incendiarie? Facevano un arrosto bellissimo.


C’era la bambina più piccola degli sfollati, avrà avuto 5 anni, quando la mandavano dentro a questo rifugio diceva:
Ma io sto fuori

Era piccola ma capiva di più dei grandi e scappava per i campi per non entrarci.

Il giorno che andarono via, non li vedemmo andar via, perché eravamo nel rifugio.

Non si dormiva mica, si stava a sedere. Si aspettava lì, inebetiti ad aspettare.

Allora mio cognato disse:
Vado fuori, vado a vedere cosa fanno” Ritornò:
Si sentono dei colpi di mitragliatrice, giù per di là

Tutto in un momento arrivò uno spezzone incendiario sui pallini e lui disse:
Uscite ben tutti, ché brucia tutto”.
Per fortuna che era uscito, se no…Così venimmo fuori.

Sapete dove andammo poi?
Dietro alla casa c’era un posto, un magazzino. Ci mettemmo tutti lì e poi aspettavamo.

Si sentivano camion, aeroplani, i cannoni, la Cicogna.
Non c’era radio, non c’era niente, si stava lì ad aspettare.
Poi un bel momento vennero dentro dei tedeschi, si misero a sedere, zitti, non dicevano niente.
Stettero lì due ore.
Noi non ci attentavamo ad uscire, a muoverci.
C’era mia figlia più grande che piangeva, che aveva fame, allora ci facemmo capire e ci lasciarono uscire a prendere dell’acqua.
Un bel momento si alzarono e senza parlare andarono via.

Allora dopo disse mio cognato:
Adesso vado fuori a vedere” e lo seguì l’azdoura.
“Non si sente più niente, non si vede nessuno

Si sente solo dei colpi di mitra, qualche colpo di cannone, ancora la Cicogna” 

Mio marito disse: 
“Adesso io vado a dar da mangiare alle bestie a governarle, tanto…”
c’erano rimaste due mucche nella stalla.

Vicino alla stalla c’era la strada, lassù vicino al cimitero e disse:
Eh! Sulla strada ci sono delle più fatte macchine che vengono giù di là”

jepp 1944


Era la colonna americana.
Allora mio cognato andò a mettere fuori qualcosa.
Mettemmo fuori dalla finestra due lenzuoli bianchi, per far vedere che eravamo soli senza tedeschi.
Poi ci mettemmo sulla porta della stalla.

Arrivarono, saltarono giù dalle macchine.
Ce ne era uno che parlava italiano, aprirono il cancello e entrarono.
Alla sera nelle otto non c’era più un tedesco.

Quelli che parlavano italiano dissero che loro padre aveva 4 famiglie, aveva 8/10 mogli, 40 fratelli, non so. Erano con gli americani… Dissero che erano mormoni, non cattolici. Erano due ragazzi, due gemelli. Dettero della cioccolata a mia figlia, la presero in braccio.
Parlavano così bene l’italiano!

 



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