Semplicemente... una vita!


 

Van Gogh "Campo di grano con cipressi"
Van Gogh "Campo di grano con cipressi"



Ho avuto nonni strettamente legati alla terra, di origine contadina, che avevano avuto la possibilità di acquistare dopo duro lavoro un podere da ortolano nella pianura bolognese.
Nella conduzione dell’azienda lavorava tutta la famiglia e impiegavano anche braccianti.

Da bambina , tre, quattro anni, all’età in cui i piccoli vengono considerati dagli adulti: “E’ piccola, non capisce…” seguivo nei campi le “dade” che raccoglievano le fragoline, gli zucchini, i pomidori, ed ascoltavo il loro parlare.
A volte erano favole che mi raccontavano, a volte erano discorsi sulla loro vita, che si confidavano l’una con l’altra.

Forse ho imparato involontariamente cose che ai bimbi allora non si narravano, ma ho saputo apprezzare sin d’allora la semplicità. l’orgoglio, la tenacia delle donne della Bassa Bolognese.

Quando ho iniziato a scrivere la storia di un paese, San Giorgio di Piano, via via mi sono accorta che stavo scrivendo anche dei dintorni di tale paese, della Pianura Bolognese e della Pianura Padana, avevo voluto partire proprio dalle origini.
Ma parlare di luoghi senza parlare di chi abita tali luoghi è limitativo, non mi bastava parlare in generale degli abitanti, del lavoro, dei problemi nel tempo: mi voleva la vera storia di chi in quei luoghi aveva veramente vissuto, anche recentemente.
Mi occorreva una testimonianza reale.

Già nel passato (Aprile 1997) avevo raccolto le frasi di una anziana signora che tale vita aveva vissuto, in tutti i suoi diversi aspetti: era venuto il momento di fare partecipi gli altri di tale semplice…ma veramente ricca vita, anche se era stata una vita vissuta nella miseria…quella miseria che difficilmente fa incontrare un soldo a scontrarsi con un altro a tintinnare in saccoccia….

Il materiale raccolto dalla viva voce della mia amica non è stato minimamente rimaneggiato, né ripulito degli eventuali errori sintattici. Ciò per mantenere l’autenticità del racconto, che  è un processo ai ricordi:  ricorda per analizzare a posteriori ciò che è avvenuto, ma soprattutto per riscontrare le eventuali colpe, le possibili implicazioni. Tutto ciò per rendere il ricordo meno struggente, sia bello che brutto.

All’inizio della storia sulla sua vita siamo in un momento particolare: è morto da poco il marito, che per ben quattro anni è stato costretto in una carrozzella da invalido.
Lei, che nel passato a volte aveva avuto per lui dure parole di critica, in questi quattro anni ha messo tutto l’amore che la sua natura e la sua cultura non le avevano permesso di esprimere in tutti gli anni di matrimonio.
L’amore per il marito si vede proprio da quelle parole accorate delle prime pagine del racconto.
Se da giovane la pudicizia e le timidezza e lo sconforto dato dai luoghi dove vivevano con altre persone non le avevano permesso di amarlo come avrebbe voluto, diventata vecchia è con lui e con lui, sola rimasta, continua una vita faticosa, ma serena.
La malattia non l’allontana da lui, anzi la avvicina sempre più e sembra volere farsi perdonare della freddezza passata, delle parole malevoli ascoltate e dette da invidiosi per allontanarli.

Inizia a parlare in prima persona soprattutto di lui, delle sue ultime settimane e a ritroso si riporta alla sua infanzia.
Ricordi, un po’ confusi, si intrecciano con la realtà presente in un ricordo illimitato, amaro e doloroso.
Dopo parole di fuoco, spietate con gli altri e soprattutto con se stessa, si cala nella sua vita passata e si lascia andare nel ricordo, passo a passo, della sua vita, sino alla crescita dei figli, sino al compimento della sua opera, al raggiungimento del suo scopo più grande: insegnare ai figli che si può vivere in un modo diverso, con più dignità.
Non che a Lei sia mai mancata la dignità.

L’avevano cresciuta nella miseria, l’avevano mantenuta a miseria.
Il suo pane e il suo latte da bambina, da giovane, da sposa erano la “miseria”.
Miseria condita con la convinzione che solo così si potesse vivere, che fosse giusto vivere così.
Gli anni, i lavori diversi, il doversi battere per vivere, per far vivere…ne hanno fatto una donna con una umanità al di fuori del normale. Una donna che ha un bagaglio di ricordi enorme e di esperienze che non tutti possono dire di aver raccolto con tanta modestia ed intelligenza.

Ho sempre detto, da quando la conosco, che è una delle persone più intelligenti che ho avvicinato nella mia vita. L’intelligenza non si misura ad anni di scuola, a libri letti, ma, a mio avviso, a buon senso accumulato nel vivere.

La ringrazio ancora per quel buon senso che ha riversato sui bambini, figli non suoi, ma da lei allevati in varie famiglie, che ha seguiti per tanti anni, da bambini e nella loro fanciullezza. E sono molto contenta quando, incontrando alcuni di loro, già adulti, li sento dire che hanno imparato da lei molto di più che dai loro genitori.



Chi volesse leggere qualcosa sulla Bassa Bolognese:


La storia di San Giorgio di Piano



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